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I sistemi territoriali resilienti sono quelli in cui la conservazione della biodiversità e la qualità dei suoli concorrono a combattere il cambiamento climatico. L’agricoltura svolge un ruolo fondamentale nella gestione delle risorse naturali ed è, dunque, un elemento fondamentale nel processo di costruzione della resilienza territoriale. Nel tempo, l’agricoltura ha contribuito alla creazione e alla salvaguardia di una ricca varietà di paesaggi e habitat. L’agricoltura, tuttavia, può anche avere effetti negativi sull’ambiente. Il degrado del suolo, la perdita di biodiversità, la frammentazione degli habitat e la scomparsa della fauna selvatica possono essere conseguenza di pratiche agricole inappropriate. Soprattutto il suolo rappresenta una risorsa spesso a rischio di degrado per cause naturali, ma più spesso antropiche. Specie in aree acclivi il suolo presenta rischi di degrado per erosione idrica, eccessivo compattamento da animali e/o attrezzatura meccanica, che possono pregiudicare la sua capacità di sostenere la biodiversità sia naturale sia agraria. 

L’esistenza di un legame indissolubile tra diversità biologica e culturale è ormai riconosciuto da tutte le principali organizzazioni internazionali che evidenziano come questo legame contribuisca alla vitalità, all’organizzazione e alla resilienza degli ecosistemi. L’approccio ecosistemico alla gestione della biodiversità va inteso come “strategia per la gestione integrata della terra, dell’acqua e delle risorse viventi, che promuove la conservazione e l’uso sostenibile in modo giusto e equo” (Unep, 2000), e in base al quale l’uomo è considerato parte integrante degli ecosistemi. Il coinvolgimento diretto e sostanziale dei portatori di interesse locali nella gestione della biodiversità è una delle caratteristiche principali di questo approccio. Esso implica che la gestione del territorio sia di tipo adattativo. 

É pertanto fondamentale promuovere azioni finalizzate a preservare l’equilibrio dell’ecosistema e la loro efficacia sarà tanto più elevata quanto più si creeranno sinergie tra le stesse e se ne favorirà l’armonizzazione. Partendo da questi assunti e facendo leva sulle peculiarità dell’area oggetto del progetto TUVANAC, le attività previste verranno implementate nell’area del Tanagro Alto-Medio Sele e Alburni. Quest’area, infatti, per circa il 40% della sua superficie territoriale ricade in area protetta (Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano, Parco regionale dei Monti Picentini, Riserva Foce Sele – Tanagro, Riserva Monti Eremita – Marzano, SIC e ZPS), senza considerare le aree contigue che pure interessano una parte considerevole del territorio. Questo fa sì che il territorio si caratterizzi per una elevata biodiversità, per un alto valore paesaggistico arricchito, oltre che da forme di agricoltura estensiva e tradizionale, da numerosi terrazzamenti ma nel contempo da una fragilità della risorsa suolo che richiede una gestione accurata e sostenibile.

Il progetto TUVANAC si attua sul territorio di 31 comuni per una superficie territoriale totale di 1254,59 km2 includendo le Comunità Montane degli Alburni e del Tanagro Alto Medio Sele, oltre ad alcuni comuni limitrofi.

 

I comuni coinvolti sono: Aquara, Auletta, Bellosguardo, Buccino, Caggiano, Campagna, Castelcivita, Castelnuovo di Conza, Colliano, Controne, Contursi Terme, Corleto Monforte, Felitto, Laviano, Oliveto Citra, Ottati, Palomonte, Petina, Piaggine, Postiglione, Ricigliano, Romagnano al Monte, Roscigno, Salvitelle, San Gregorio Magno, San Rufo, Sant’Angelo a Fasanella, Santomenna, Sicignano degli Alburni, Valle dell’Angelo, Valva.

12 comuni risultano inseriti nella classe 1 per l’indicatore di sensibilità ambientale S4 – Cambiamenti climatici –dimensione socio-economica mentre 9 hanno una dotazione di asset naturalistici elevata (S3). 

Delle aziende coinvolte, quattro gestiscono terreni prevalentemente nel comune di Aquara per una Sat di circa 39 ha, che si caratterizzano per la coltivazione di olivo, vite, ortaggi e leguminose; un’azienda ha una Sat di 365 ha ricadenti nel territorio di diversi comuni (Bellosguardo, Corleto, Felitto, Piaggine, Valle dell’Angelo) di cui 22 ha ubicati a Roscigno ove ha sede il centro aziendale, mentre gli appezzamenti di Felitto, Bellosguardo e Valle dell’Angelo superano i 50 ha ciascuno; essa si caratterizza per la vocazione zootecnica con allevamento di bovini. Un’azienda è ubicata nel territorio di Ottati con una Sat di circa 122 ha, con attività legata prevalentemente all’allevamento di bovini da carne. Nel territorio di Buccino ricade un’azienda con 12 ha di Sat, caratterizzata da coltivazioni agricole miste, uliveto, ortaggi e seminativi; tre aziende sono ubicate nel territorio di Sicignano degli Alburni con circa 57 ha di Sat, con indirizzi produttivi legati tanto alla zootecnia quanto alla produzione di graminacee da foraggio, ortofrutta nonché fragole e fragoline. Ad Auletta vi è un’azienda che gestisce 17 ha di Sat con attività di coltivazioni agricole miste, uliveto, ortaggi e seminativi. Infine, a Corleto Monforte sono ubicate tre aziende con una Sat complessiva di 258 ha, di cui un’azienda ha un appezzamento superiore a 50 ha contigui; tali aziende sono specializzate in attività agricola con ordinamento colturale misto e allevamenti.

Il progetto collettivo TUTELA E VALORIZZAZIONE DEL CAPITALE NATURALE E CULTURALE –TUVANAC – ha come obiettivo generale quello di rafforzare e rendere sinergici gli impegni assunti in comune dai partner pubblici e privati della costituenda ATS, rispetto agli impegni assunti singolarmente, moltiplicando sia i benefici ambientali e climatici che i benefici informativi, in termini di diffusione di conoscenze e creazione di sinergie per lo sviluppo di strategie locali.

Esso include 3 aree tematiche:

  1. Biodiversità naturalistica e agraria

  2. Protezione del suolo e riduzione del dissesto idrogeologico

  3. Tutela e valorizzazione del patrimonio naturale, storico e culturale

tutte di interesse per le imprese e per gli enti territoriali dell’area degli Alburni e del Tanagro ricadenti nel Parco Nazionale del Cilento Vallo di Diano e Alburni, così come per tutte le aree regionali con caratteristiche simili verso le quali si intende indirizzare l’attività di divulgazione. Il tema unificante delle tre aree tematiche è la tutela e la conservazione del capitale naturale, in particolar modo del suolo, ossia della risorsa che, in questo ambito territoriale, in maggior misura risente dei rischi associati al cambiamento climatico e contestualmente in maggior misura può contribuire alla sua mitigazione. 

Gli obiettivi specifici perseguiti dal progetto TUVARAC sono connessi a: 

  • aumentare la consapevolezza dei legami esistenti tra tutela della biodiversità, protezione del suolo e Tutela e valorizzazione del patrimonio naturale, storico e culturale 

  • accrescere le competenze degli attori territoriali

  • favorire lo scambio e la condivisione di buone pratiche tra gli attori del partenariato e tra questi e gli attori esterni

  • promuovere azioni di integrazione armonica tra attività agricola e fauna selvatica 

  • promuovere la consapevolezza dell’importanza della conservazione degli elementi caratteristici del paesaggio agrario in quanto manifestazioni di cultura ed identità territoriale

  • promuovere azioni di lotta alla desertificazione (contrasto all’erosione; imboschimento e resilienza degli ecosistemi forestali; prevenzione incendi; pratiche agricole per aumento della sostanza organica; salvaguardia delle specie vegetali ed animali autoctone)

  • promuovere metodi di agricoltura biologica

La metodologia utilizzata per la elaborazione del Progetto Collettivo TUVANAC è il multi-stakeholder lab, che prevede:

  • Autovalutazione della qualità del suolo

  • Monitoraggio dello stato della vegetazione e della biodiversità

  • Valutazione dello stato di conservazione degli elementi caratteristici del paesaggio agrario

  • Adozione di pratiche per la gestione della sostanza organica e altre buone pratiche di conservazione del suolo e della biodiversità

  • Valutazione dei costi connessi all’adozione di buone pratiche di conservazione del suolo, della biodiversità e del paesaggio agrario

  • Problematiche e barriere all’adozione di buone pratiche percepite

  • Valutazione dei costi necessari per rimuovere eventuali barriere all’adozione delle buone pratiche